L’Ottocento viennese, la storia delle toilettes, e Santo Spirito.

Nell’Ottocento, la medicina aveva già fatto molta strada, ma ancora nella capitale culturale d’Europa, Vienna, non poche donne incinte sottoposte a visite mediche morivano di una febbre che veniva considerata una normale conseguenza della gravidanza. Ne Il dottor Semmelweis, Celine descrive le difficoltà di un medico, che arrivarono alla sua marginalizzazione da parte dei colleghi, per sostenere una semplice pratica: quella di lavarsi le mani. Spesso i medici passavano da un’autopsia di un cadavere a un parto senza farlo. Scoperte come queste sono state un poco derubricate dalla storia, è più affascinante raccontare una scoperta come quelle di Pasteur o di Golgi, quello del celebre “apparato” (ve lo immaginereste il Nobel per la medicina consegnato a uno che consigliava di lavarsi le mani?).

Recentemente è stato chiesto ai lettori di una delle più prestigiosi riviste mediche del mondo, il British Medical Journal, di votare tra alcune della pietre miliari della storia medica degli ultimi 200 anni. Tra penicillina, farmaci, antibiotici, anestesia, la stragrande maggioranza ha optato per “igiene”, che in generale significa servizi igienici, gestione dei rifiuti e dell’acqua. Gli ingegneri che leggono Focus hanno risposto più schiettamente: “lo sciacquone”. Lo “sciacquone” ci permette di trovare sempre (più o meno) pulite le toilettes, e che convoglia i nostri escrementi nei sistemi fognari, diluendoli di oltre il 90%. Rose George, giornalista del The Guardian, racconta nel suo ultimo libro, The Big Necessity, che uno dei momenti cruciali per la storia di Londra è quando hanno capito che riversare gli escrementi della popolazione cittadina nel Temigi e poi approvigionarsi di acqua sempre in quel fiume, era un arma di distruzione di massa.

Veniamo a noi. Nonostante le attività commerciali siano sempre più intrusive, i servizi igienici pubblici sembrano diminuire e diventare meno accessibili. In alcuni bar sono già a pagamento, così come in molte stazioni. I vecchi bagni pubblici, quasi estinti, sono ormai ritenuti indecorosi. Ma sorge un problema di igiene pubblico. Durante la bella stagione a Santo Spirito e a Sant’Ambrogio, la sera s’incontrano centinaia di persone. Nel primo caso sono aperti due bar nei quali la gente normalmente espleta. Nel secondo uno. Il resto scorre per le vie limitrofe. Per riparare, commercianti, comitati d’inquilini, prelati e amministrazione di solito propendono per un’ipotesi: augurarsi che la gente se ne vada. Facendo ricorso a ordinanze sempre più ingarbugliate.

Il problema è più profondo, quello della difficoltà di concepire, vivere e gestire gli spazi pubblici. Per non parlare della coppia inossidabile chiamata “decoro/degrado”, nell’immediato c’è un concreto problema igienico (ci sarebbero i termini per una denuncia).

Visto che Le Corbusier sosteva che il water fosse uno dei prodotti industriali più belli mai realizzati (noi del Parking Day siamo ovviamente pro-turca), azzardiamo un’idea poi non troppo “rivoluzionaria”. Ma un bagno pubblico prefabbricato, costituito di una parete a scorrimento continuo d’acqua (dunque dedicato alla sola urina), in alcune zone “calde” del centro cittadino, non darebbe la possibilità di fare pipì almeno alla parte maschile  dei cittadini e turisti? Questo ridurrebbe drasticamente, ma davvero drasticamente, i rigagnoli di pipì per le vie limitrofe. E le toilette degli esercizi commerciali sarebbero in questo modo decongestionate, permettendo alla parte femminile di accedervi più agevolmente e igienicamente. I costi? Irrisori. Meno di un’ordinanza o di un’indignazione.

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