Le megalopoli orientali e gli orti dell’Isolotto.

Sette miliardi alla fine del 2011. Più di nove nel 2050. La popolazione umana continua a crescere, proprio come i prezzi dello zucchero, della soia, e soprattutto dei cereali (l’obbligo delle buste di plastica biodegradabile contribuisce a questa tendenza almeno in Europa). Giusto lo scorso anno la popolazione urbana mondiale ha superato la presenza di abitanti delle zone rurali. Secondo Giorgio Gianquinto, ocente di orticoltura urbana all’università di Bologna, l’apporto dell’agricoltura in zone rurali arriva al 15% (percentuale molto elevata, dunque un dato da approfondire e precisare meglio). A qualcuno verranno in mente masse di cinesi e indiani che s’insediano in suburbie delle megalopoli orientali. Meglio parlare dell’Isolotto, storico quartiere di Firenze.

Nel Quartiere Isolotto si concentra la maggior parte degli orti urbani di Firenze: 378 appezzamenti su circa 3 ettari di superficie, che costituiscono nel complesso il 52% dei terreni cittadini adibiti a orti. Lo scorso anno, per la prima volta, uno degli appezzamenti è stato assegnato a quattro ragazzi, studenti dell’Istituto di Agraria.

Da anni, inoltre, “vegeta” BibliOrto, una sperimentazione del Quartiere 4, Slow-Food e della Biblioteca dell’Isolotto che ospita un orto sociale urbano sulla terrazza della biblioteca. I volontari si occupano della cura dell’orto; e proprio in biblioteca sono state organizzati incontri di educazione ambientale e mostre come Gmo Free del fotografo di Paolo Gramigni.

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Private Flat stavolta Brucia Babilonia

Privato, ma non troppo. Sedici interventi artistici in altrettante case. Dal 8 al 10 ottobre (+ inaugurazione venerdì alla Casa della Creatività). La formula di Private Flat è ormai conosciuta e collaudata, ma lo spazio per immaginare un evento è sempre lì da riempire, tra il salotto, la scala, il sottoscala… Sul sito trovate la mappa delle abitazioni interessate, i gruppi dei performer coinvolti e altre indicazioni. Il tema di quest’anno è Brucia Babilonia, mettersi alla centro dei linguaggi, delle culture e della comunicazione per trovare un aiuola privata. E magari esploderla tentando di non intaccare le pareti dei gentili affittuari. Orientarsi e disorientarsi, sciogliere o stringere il nodo di quella matassa chiamata Babilonia.

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Paura e delirio al Parking Day… con Ray Banhoff di Raiders Italia

Paura e delirio al Firenze Parking Day… arriva un ospite nel suo “gonzo” viaggio lungo l’Italia a “scroccare” ospitalità e corrente elettrica per la sua moto a batterie. Nome del progetto: Ricarica Italia. Ray Banhoff della rivista Raiders si ferma durante la sua 19esima tappa improvvisando un Parking Day in via Sarpi con quelli di Kindi, venendo subito a contatto con lo spirito che più anima la città, vale a dire la signora che si ferma a chiedere: “Ma ce l’avete il permesso?” Alla vista del regolare scontrino rilasciato dall’integerrimo parchimetro, forse stanotte la signora avrà dormito sonni tranquilli. Forse.

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Fresco Fresko

Fresco fresco da Fresko ecco il progetto presentato al Firenze Parking Day. Il nome, nuovo nuovo, di questo gruppo di tre grafici (le due ragazze nella foto più il maschietto allo scatto) se lo sono scelti loro dopo mesi di sguardi fissi nel vuoto, dunque non si lamentino per battute di dubbia ilarità, come le precedenti, che subiranno d’ora innanzi.

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La guerrilla di Jack. E degli operai Valcucine.

Giacomo “Jack” Salizzoni non sarà il primo e manco l’ultimo a diffondere e praticare il guerrilla gardening, ma bisogna dire che ci da dentro. Architetto, fotografo, performer, cintura nera di karate, da qualche tempo si è dato a bombardare di sementi zone incolte e piccoli perturgi cittadini. Laboratori e pratici kit di sementi, sono questi i canali e gli strumenti della sua guerrilla che tendono a promuovere, educare e  fornire, a chi è interessato, dei semplici supporti. I kit che questo guerrilla gardener ha creato sono davvero delle chicche. Per il momento potete consultarli sul suo blog dove trovate le indicazioni per come operare autonomamente, ma presto anche dal vivo dal momento che Jack sarà presente con la sua aiuola di sopravvivenza urbana al Firenze Parking Day, dove non poteva mancare. Il “metodo Walden” è infatti quello che ci accomuna, per citare il filosofo Henry David Thoreau e allo stesso tempo l’intervento di un altro ecobombarolo, Ettore Favini, che ha campeggiato una settimana alla periferia di Pordenone accanto alla fabbrica Valcucinie. Durante il progetto, curato dalla Fondazione March, Favini ha coinvolto gli operai e gli impiegati della Valcucine in un’azione notturna di guerrilla gardening e di decorazione creativa del piazzale dell’impresa. Qualcosa che in molti sensi va oltre le otto ore lavorative.

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Una questione di eGo

Bike e car-sharing, road-sharing, file-sharing… e poi? Beh, il booksharing esiste da anni, e si chiama più prosaicamente “biblioteca” (ma dato che ci siamo, citiamo pure il bookcrossing). Mancava giusto un servizio di dress-sharing (quelli del settore preferiscono chiamarlo rent-à-porter, a voi coglierne la differenza). Come quello proposto a Milano e Brescia da eGo – Ecologico Guardaroba Organizzato – un negozio che rende disponbili 120 abiti autunno/inverno, 120 primavera/estate, 120 che vanno i ogni stagione, e altri 5 per fare il pari con i giorni dell’anno: “Non stiri, non lavi non cuci. Vestirsi è solo un piacere”. L’assortimento è vario,  potete immaginare – etnico, principessa sul pisello, diva, emo, Marcegaglia, ecc. – e beneficiarne non è difficile. Con un abbonamento annuo di 89 euro, più 86 al mese, una volta la settimana vi potete recare all’atelier per ritirare sette capi, lavati e stirati. Su un articolo apparso sul Corriere della Sera i prezzi sono più alti, e si dice anche che corrispondano alla cifra media che una donna paga per lavanderia e stiratura, vale a dire 4 euro al giorno, 120 al mese (non preoccupatevi se siete ben sotto la media, sapete, a Milano son fatte così).

Sembra che i grafici della routine professionale potrebbero subire dei picchi repentini, così come il Pil della sfera amorosa. Fate attenzione al vostro ego.

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Scatto fisso. Tendenza al falso movimento.

Marco e Andrea di Fonderia Bici

Marco e Isacco di Fonderie Bici

“Scatto fisso”, come il titolo di Falso Movimento di Wim Wenders, sembra una contraddizione in termini. La prendiamo un po’ alla larga per parlare della bici fixie che, da oggetto d’uso dei primi bike messengers newyorkesi da qualche anno sono diventate un must di una certa cultura “underground”, fino a raggiungere periodicamente, negli ultimi tempi, le riviste patinate. Ora queste bici dalle linee e dalle funzioni essenziali fanno parte di questo circolo, vizioso o virtuoso? Un bene, o un male? Il fatto di rendere cool un mezzo così basilare, non è male, tanto più se c’è “ciccia” come sembra. Di sicuro è un movimento che invita a metterci le mani, che siano bici a scatto fisso o meno, prendersi cura del proprio mezzo, farci l’occhio e non comprare il primo modello di MTB da supermercato. Per questo ben vengano dunque il fiorire di ciclofficine e di piccoli gruppi di meccanici self-made e creativi, magari con un occhio al lato commerciale della faccenda. Come il duo che ha messo radici tra i sampietrini dissestati di Firenze, strappando un articolo al Corriere Fiorentino. Hanno letteralmente fondato Bici Fonderie, in via della Fonderia, dietro La Fondue (spesso alla creatività piace rimanere latente). Solitamente il risultato è una fusion tra pezzi riciclati (telai) e altri (selle, forcelle, pedali) provenienti da chissà qual negozio e-commerce, mentre il momento più ostico e delicato è sempre quello del fissaggio delle vernici. Queste fixie poi fanno fugaci apparizioni sull’asfalto urbano, così come nelle vetrine di negozi o nei cataloghi dei designer. Andrebbe invece approfondito l’origine italiana del nome Cicli Berlinetta, che in realtà sono ragazzoni tedeschi che hanno montato il loro business di bici vintage e gadget vari a Berlino, spingendo molto anche sulle modelle in posa in abiti da ciclista. Altri come Orco CicliRossignoli di Milano stanno proponendo nel mondo dei pedali le declinazione vintage delle citybike al grande pubblico, curando anche mostre ed eventi.

Bici Berlinetta

Chi ha influenzato chi non conta più di tanto in questo circolo. Ecco allora piccoli marchi che strizzano l’occhio a vecchi marchi nati artigianali e poi divenuti industria, con Cinelli – sponsor dell’European Cycle Messenger Championships – all’avanguardia a fare da ponte fra le due epoche e tendenze. Anche Olmo, come Cinelli esce dal mondo degli specialisti per buttarsi nel design essenziale delle fixie, ma a questo punto la lista dei costruttori votatisi alla causa sarebbe lunga. Per farsi un’idea più critica e filologica delle fixie e della bici urbane in genere, l’altro risultato di questo movimento è un proliferare di blog informatissimi: Movimento Fisso, Milano Fixed, 10Cento, Ciclistica, DodiciCicli, BiciFissa., Pistamania. Mentre per ciò che concerne la categoria Bike Porn, il sito di riferimento è sicuramente TheFixFixFix.

Come ogni pessimo articolo insegna, la notizia sta in fondo. L’ultima tappa che promette di rivoluzionare questo stile urbano, deve ancora arrivare – in attesa di brevetto – ma è stata già presentata all’ultima Conferenza Internazionale sul Clima di Copenhagen. Il capofila del progetto è niente meno che il Mit di Boston sotto la supervisione di Carlo Ratti; la ciclistica è firmata Cinelli; l’implementazione dell’apparato “ibrido” è sviluppato da Ducati Energia; il cofinanziamento del progetto è del Ministero dell’Ambiente italiano. La Copenhagen wheel era stata annunciata per questa primavera, con un prezzo interessante che non dovrebbe superare i mille euro. Con un design che richiama esplicitamente il mondo delle fixie, si tratta di una bicicletta ibrida sul cui mozzo della ruota posteriore è fissato un gruppo dotato di una batteria elettrica che si ricarica sfruttando la forza inerziale delle frenate. Con la rete bluetooth è possibile avere i dati di base (velocità, km, traffico) sul proprio smartphone fissabile sul manubrio, con un’applicazione che dettaglia le informazione del traffico cittadino, smog, ecc. provenienti dal web.

La “ciccia”, dunque, pare esserci. Moda o non moda, il giorno che un ragazzetto, anziché in sella al suo scooter di ordinanza, andrà con la propria bici dalla ragazza sentendosi figo, la battaglia sarà vinta. “Più baci, più bici” recitava la recente pubblicità in stile retrò del Comune di Firenze, nostalgie chic da freni a bacchetta. Noi propendiamo un po’ più per una bad girl come questa, da inseguire più che da scarrozzare in canna.

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